In un fine settimana tra il 15 aprile e il 15 giugno saremo chiamati a votare al referendum su energia nucleare, legittimo impedimento e acqua.
Dopo una colossale raccolta firme per indire i referendum, ora tocca a tutti i cittadini e le cittadine esprimersi.
Ascoltiamo la voce di chi si impegna in prima persona per l’acqua pubblica, facendo leva sull’idea che sull’acqua non si possono fare profitti privati.
Perché l’acqua è un bene vitale, un diritto e un bene comune.








innanzitutto complimenti per il video l’ho trovato semplice, ma efficace. Se posso esprimere un giudizio, come hanno detto quasi tutti gli intervistati la privatizzazione di un bene come l’acqua è una lesione fondamentale dei nostri diritti, ma è anche ingiusto ( da stime approssimative lette) che un cittadino iItaliano in media utilizzi 200 litri di acqua al giorno, mentre un bambino del terzo mondo 5? Non sarebbe più giusto una redistribuzione delle risorse del nostro pianeta in modo equo a tutti per poter garantire una vita dignitosa? Capisco che non sia facile, ma questo mi porta a riflettere sul tipo di politica che i nostri governi attuano e sul livello di tutela di cui ognuno di noi dovrebbe essere garantito, Italiano, Marocchi, Spagnolo o Coreano.
Grazie per i complimenti! Siamo concordi sulla necessità di andare verso una strada di maggiore uguaglianza tra Nord e Sud del mondo -uso queste parole per semplificare. Noi ci accorgiamo di usare 200 litri di acqua al giorno? Credo di no. L’educazione ad un uso sostenibile e consapevole dei beni di cui disponiamo, tra cui l’acqua per nostra fortuna, è prioritaria per la costruzione di un mondo più equo. Aggiungerei che ciò che si impara da bambini tende a radicarsi in noi con molta più naturalezza di ciò che faticosamente impariamo dopo (quindi, valorizziamo insegnanti ed educatori!).
Ci siamo chiesti, in modo un po’ provocatorio, se attraverso una politica di privatizzazione dell’acqua, e con l’innalzamento del prezzo che si è sempre accompagnato a questa politica, non si sarebbe andati verso il risultato di consumare meno acqua. Ma la risposta che abbiamo avuto -e che personalmente condivido- è che il prezzo rappresenta una barriera al consumo solo per chi non se lo può permettere… e quindi aumenterebbe ulteriormente il divario tra chi ha soldi e consuma (straconsuma) e chi non ne ha e sta al di sotto della soglia prevista dall’Oms.
Grazie del contributo, Tiziana!
Bel servizio. Mi piace l’ultima idea proposta dal Prof. Mattei, anche se ho dei dubbi sulla attuabilità. Spt considerata la furbizia e la tendenza “cercare di fregare” tipica dell’italiano.
Una cosa sola è assolutamente perentoria… L’acqua è un bene comune e deve rimanere fuori dalle grinfie dei privati.
DIciamo che una maggiore partecipazione pubblica è quello che manca oggi in Italia, Risvegliare le coscienze. Rendersi conto che per ottenere anche i più fondamentali diritti è oggi necessario “lottare”. Essere presenti, fare sentire la propria voce.
Grazie Eleonora del contributo!
Sono d’accordo con quanto dici, e credo che ci siano dei segnali positivi per l’aumento di partecipazione pubblica su molte questioni. In particolare sull’acqua, la mobilitazione è alta; ma bisogna continuare a parlarne e a coinvolgere i cittadini, se non vogliamo che una volta di più uno strumento democratico come la consultazione referendaria vada sprecato.
Poi mi viene da dire che ci saranno anche dei tratti di “antropologia dell’Italiano” di dubbio gusto/legalità/moralità, ma per fortuna la legge avrebbe (avrebbe) il potere di controllare i nostri istinti e imporre dei comportamenti virtuosi. Peccato che spesso la legge sia usata per altri fini (vedi le innumerevoli mancate sanzioni per chi cerca di fregare, danneggiando tutti).